14 giugno_Poltrire è anche creatività Email




'Smarrirsi è l'unico posto dove valga la pena di andare'. Oziare è smarrirsi, in un romanzo, vagabondando per la città, ogni volta che non siamo costretti a rispettare un orario, ad esaurire la nostra azione in un tempo stabilito.
Il flâneur contemporaneo, che sia Julius, il narratore nigeriano-tedesco senza radici specializzando in psichiatria a New York o il narratore veneziano Tiziano Scarpa per la sua città, intraprende e suggerisce percorsi oziosi, sensoriali, sentimentali e fisici. Fondamentale è lasciare che sia la città a farsi scoprire nel nostro perderci in essa. La cifra dello stile del flâneur è insieme indagatore e voyeuristico, sa godere del suo vagabondare solitario e curioso, dell'incedere lento tra le vie della città, dello smarrirsi volontariamente. 
Dalla città al chiuso dei grandi musei come il Louvre, l’Hermitage, il Metropolitan, il British Museum, il tempo indefinito è la premessa sostanziale, è il patrimonio che spendiamo senza affanno e senza preoccupazioni, sovvertendo percorsi tracciati, girovagando liberamente per le sale anche contro corrente.

"Ugo, il protagonista del mio ultimo film 'La luna su Torino', viene descritto dal coinquilino come 'uno che non ha mai fatto niente di produttivo nella vita'. Non so se questo sia un sinonimo di oziare, ma certamente, almeno per Ugo, è una scelta. Il suo oziare non è riposare ma, rifiutare il concetto di 'socialmente produttivo'. Infatti Ugo fa un sacco di cose: va in giro, guarda, si relaziona al mondo intorno, alla città". Davide Ferrario

Il lento trascorrere della vacanze estive di quando i bambini avevano tre mesi di pausa dalla scuola e letteralmente nulla da fare era di fatto un periodo prolifico di creatività, scoperta, avventura. Oggi sono in pochi a non avere anche i mesi estivi programmati come super manager.
Natalia Ginzburg ha in una certa misura catalogato l'ozio tra le piccole virtù da trasmettere ai figli, o meglio, da accettare da essi, avvertendo i genitori, che 'forse quello che a noi sembra ozio è in realtà fantasticheria e riflessione, che, domani, daranno frutti. Se il meglio delle loro energie e del loro ingegno sembra che lo sprechino, buttati in fondo a un divano a leggere romanzi stupidi, o scatenati in un prato a giocare a football, ancora una volta non possiamo sapere se veramente si tratti di spreco dell'energia e dell'ingegno, o se anche questo, domani, in qualche forma che ora ignoriamo, darà frutti.' Nella riflessione di Ginzburg l'ozio può essere promessa di futuro.
Gli adulti cresciuti a sensi di colpa, faticano a godersi il tempo libero. L'ozio domestico,  soprattutto di quelle rare domeniche in cui l'unico capo di abbigliamento indossato lungo tutta la giornata è il pigiama, è istigazione all'anarchia: non ci sono orari per svegliarsi, per mangiare, tutto è informale, il tempo dilatato e pigro lascia spazio a 'lavoretti' creativi, dal giardinaggio alla preparazione di cibi. Un modo per vivere casa, per sentirsi bene nella propria vita.

"La prima volta in cui sono stata nel Das Stue - parola danese che designa il soggiorno - l'ho trovato un posto molto speciale. Gli ospiti devono sentirsi a proprio agio e rilassarsi come se fossero a casa di amici accoglienti ed eleganti” Patricia Urquiola.

L'esaltazione della vita ritirata, il desiderio dell'otium come occasione di riflessione e di studio è oggetto di una delle più celebri opere di Petrarca, il De vita solitaria. Essere negli agi e negli ozi era la condizione naturale di chi aveva ricevuto in sorte la condizione economica per permettersi di non lavorare e di dedicarsi alla letteratura, alla filosofia, all’arte.
Condizione rigettata dal Don Chisciotte che vuole abbandonare l'inerzia della lettura per l'azione, e confida a Sancho: 'Ho letto millanta storie di cavalieri erranti, di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.'
La costrizione all'ozio è tutta un'altra storia e ci rimanda ad Ulisse ingannato da Circe, al cassaintegrato o a chi ha perso il lavoro da un giorno all'altro e chi non l'ha ancora trovato.
Un’accezione negativa di ozio è anche la pausa forzata che ci obbliga a code o a lunghi spostamenti in aereo, treno o autobus e qualsiasi altro mezzo di trasporto che non ci impegna nella guida.
La forzata inattività poi per la degenza in ospedale o la detenzione in carcere rende apatici e depressi.
Anche la permanenza seppure temporanea in albergo dell'inviato speciale in paesi in guerra è psicologicamente faticosa, e non sarà strano se cercherà di dare alla sua stanza una parvenza di casa, di famigliarità.
Che sia per scelta o forzato, l'ozio lascia tempo per pensare e nella migliore delle ipotesi diventa ozio creativo, concetto elaborato dal sociologo Domenico De Masi, ovvero la sintesi tra piacere e dovere, che permette il lusso di giocare e usare la creatività nel proprio lavoro. Sembrerebbe paradossale dirlo oggi, ancora appiattiti dal lungo periodo di crisi economica e lavorativa. Eppure l'ozio come stile di vita può essere ispiratore anche di un lavoro migliore, anche di una possibilità di riscatto derivante da un periodo di inattività e indisturbata riflessione.


Liana Pastorin

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