12 giugno_La società del rischio Email




Non capiamo il valore delle cose finché non ci vengono a mancare. E finché possiamo chiediamo sempre di più, non per necessità e nemmeno per il gusto di possedere, ma per la noia di sprecare.
Walid Mawed, palestinese, ha realizzato nel 2004 un'installazione artistica ospitata negli anni in diverse città: muri di tessuto nero a interrompere la vista del fiume, un monito per ricordarci l'importanza dell'acqua che è vita per tutti e business per pochi, e che per l'acqua e senza di essa si muore.
A giudicare dai prodotti scaduti ancora integri buttati nei cassonetti, o ancora parcheggiati nei nostri frigoriferi e dispense, la crisi economica non ci ha reso più oculati. Siamo ancora gli abitanti opulenti della città di Leonia di Calvino; sosteniamo, continuando a sprecare, l'economia dell'illusione, come afferma Bauman. Last minute market ha avviato un processo di rimessa in circolo del cibo; abbiamo la nostra giornata mondiale contro lo spreco; iniziative come Fallen Fruit a Los Angeles si concentrano sullo spazio urbano e sul concetto di vicinato, ponendo la cittadinanza e la comunità in relazione con la frutta: azioni meritevoli ma ancora troppo deboli? Il futuro è l’agricoltura urbana?
Al supermercato riempiamo il carrello di prodotti che non riusciamo a cucinare, a utilizzare, storditi dalle offerte, distratti dagli sconti, pilotati nelle corsie come criceti nella ruota e nei percorsi della gabbietta. Le primizie sono un ossimoro: non c'è frutto che non si possa trovare fuori stagione, poco importa se arriva da lontano o se è OGM, l'importante è soddisfare la nostra voglia, l'illusione di avere un frutto raro. Ciò di cui possiamo invece avere assoluta certezza è di continuare a gravare e sempre un po' di più sull'impronta ecologica a danno del Pianeta. Mentre serviamo fragole a Natale, dovremmo riflettere sulla fame nel mondo e sul fatto a che nel 2050 ci saranno 2 miliardi di persone in più, 9 miliardi in totale, e per molti il piatto piange da un po': i cambiamenti climatici, la crisi dell'agricoltura, l'aumento demografico  e la concentrazione nelle aree urbane hanno come conseguenza comune la scarsità di cibo.

“Il vero contributo del Bosco Verticale è la biodiversità: più di 100 specie vegetali (solo 30 di alberi) e una varietà imprevedibile di specie di insetti e volatili innestati in un fazzoletto di terra di 1500 metri: l'equivalente di un bosco di 2 ettari nel centro di Milano. “ Stefano Boeri

Problemi troppo distanti da noi per capirli? Siamo rimasti i fanciulli che davanti al pasto non gradito e all’esortazioni della mamma a finirlo con le parole che dovrebbero toccare le nostre corde: ‘ci sono bambini che muoiono di fame', rispondiamo candidi e fintamente generosi: 'dallo a loro, mamma!'.
Se crediamo di non avere responsabilità e di non poter giocare nel nostro piccolo un ruolo importante variando le nostre (cattive) abitudini alimentari, almeno rieduchiamoci al gusto, al recupero della tradizione culinaria, al piacere di cucinare e di consumare il pasto in compagnia, valorizzando il focolare domestico, rimettendolo al centro dei nostri progetti di vita e di casa.
Il cibo è scoperta, ricerca, condivisione. È il sapore inimitabile e che rimarrà indelebile nella nostra memoria di un piatto che caratterizza la diversità degli alimenti di un territorio, della preparazione, del contesto, ambiente privato, ristorante, la strada in cui lo consumiamo.

“Sono sostanzialmente contro i km zero, perché se fermiamo la libera circolazione delle merci nel mondo, fermiamo anche la libera circolazione delle idee. Vorrei però trasportare solo le eccellenze e vendere per esempio barolo e barbaresco ai cinesi.” Oscar Farinetti

Abbiamo vissuto velocemente e oggi dobbiamo capire i rischi che corriamo e quelli che infliggiamo alle prossime generazioni. Rallentiamo dandoci il tempo per gustare e riduciamo la quantità, prendendoci il tempo per capire che cosa portiamo sulla nostra tavola. Prediligiamo comunque la qualità, mettendo sul piatto della bilancia il vantaggio di conoscere le eccellenze enogastronomiche di un territorio, contribuendo alla sua crescita economica, a fronte di un svantaggio ambientale (maggiore emissione CO2, maggiore utilizzo di imballaggi, maggiore sfruttamento di energia per la conservazione).
La creatività ha permesso all'uomo il passaggio dal paradiso originale naturale a quello artificiale. Un Terzo Paradiso, come quello di Michelangelo Pistoletto, di fusione tra gli altri due, è oggi necessario, perché architettura, scienza, tecnologia, cultura, arte e politica restituiscano vita alla Terra, ai territori usurpati, cementificati in modo scriteriato e resi fragili. Staremo a vedere se l’Expo 2015 saprà lasciare in eredità un parco, un piccolo Eden di utilità sociale, formazione culturale e di rigenerazione urbana e non edifici destinati e rimanere vuoti.  

Liana Pastorin

 
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