Architettura: quotidiano futuro Email


Questo Festival


Immersi nella gestione del quotidiano, costretti dai morsi della crisi, abbiamo “dimenticato” in questi anni di occuparci di futuro. Un danno notevole per chi ha scelto il progetto come proprio mestiere, perché è nel progetto stesso che risiede l’azione di prefigurare lo scenario che verrà; un danno anche per la collettività che, forse senza rendersene conto, perde un contributo importante di elaborazione e costruzione del proprio futuro, inteso come progetto dei luoghi, dove la vita futura svilupperà il proprio quotidiano: APPRENDERE, LAVORARE, NUTRIRSI, OZIARE.
Ritorno al futuro è dunque questo: l’invito a rialzare lo sguardo verso l’orizzonte, l’unico modo possibile per ricominciare a costruire pensiero ed opportunità per un futuro tanto più vicino quanto più ce ne faremo carico. Un futuro da progettare e del quale sappiamo con certezza una cosa: i modelli e gli stili di vita che ci hanno portato alla pesante caduta non solo economica di questi lunghi anni, dovranno radicalmente cambiare.

“Inconsapevole”, riferita alla collettività, è una delle parole chiave di questo Festival. Lo è perché esiste un solco profondo fra l’immaginario collettivo sul “mestiere” dell'architetto e la realtà.
L’immagine che prevale si alterna fra gli “artisti del micro” e le archistar della grande opera pubblica o privata, disconoscendo quasi completamente l’intera “gamma” di attività proprie del fare dell'architetto, che possono avere positive ricadute sul quotidiano futuro di ognuno.
Paradossalmente scontiamo in questa mancanza di conoscenza il fatto che gli architetti non sono protagonisti per il loro specifico professionale nella letteratura, nel cinema, nelle serie televisive, ... come accade per altre categorie i cui rappresentanti sono diventati nel tempo irrinunciabili eroi quotidiani per famiglie; forse questo non era proprio il risultato che si sarebbe voluto (o che vorremmo), ma ha contribuito ad affinare la percezione, la conoscenza ed in qualche modo la stima della collettività verso di loro.
Nell'immaginario collettivo, che lo si voglia o no, l'architetto non si occupa di problemi concreti; si occupa del superfluo ed il superfluo, appunto, è superfluo e non gode di grande popolarità in tempi di crisi.
Come rispondere? Intanto chiarendo che non tutto ciò che appare inutile è davvero inutile (sul tema consiglierei la lettura del recente saggio “L'utilità dell'inutile” di Nuccio Ordine) e che ciò vale anche per quelle parti del mestiere dell'architetto che sembra lo siano; tuttavia, “se fatti non fummo per viver come bruti”, anche l'inutile puro ha contribuito al progredire della storia. Per contro, è anche vero che gli architetti spesso non fanno molto per avvicinarsi “al mondo”, che sovente guardano con sufficienza anziché con passione.
Ecco allora il secondo tema portante del Festival, parlare a tutti, parlare in modo comprensibile, coinvolgere il pubblico facendo azione di divulgazione, mettere a confronto diretto sul tema del futuro architetti e non architetti, “costringersi” ad un dialogo necessario… in assenza di telefilm dedicati.

Architettura in Città sino ad oggi si è caratterizzato per la capacità di porre all'attenzione del pubblico una settimana di eventi che parlano di città, di territorio e di architettura e delle loro relazioni con altre discipline ed arti. Qualcuno mostra tentando di esporre il meglio di sé, gli altri guardano: è stato un buon avvio ma non c'è l'interazione diretta che si deve trovare. Questa nuova edizione del Festival vuole tentare un modello più interattivo, essere un luogo ed un tempo dove sulle idee ci si può confrontare e si può sperimentare, verificando direttamente le proposte e mettendo alle strette i loro autori, in una parola il modello è: partecipare.
Partecipare tutti, architetti e non architetti, per interesse personale o semplicemente per curiosità, ma con la disponibilità a occuparsi insieme di futuro attraverso le proprie visioni.
Le risposte sono state positive ed il festival che si prefigura sarà espressione di un rinnovamento importante che chi ha proposto iniziative nelle passate edizioni e molti nuovi soggetti hanno accolto con entusiasmo. Molti architetti si sono lasciati coinvolgere, approfittando dell’occasione per sperimentare il difficile ruolo di protagonista in un confronto aperto che non offre indizi sui risultati. Qualche ritrosia tuttavia l'abbiamo registrata, che lì per lì ci ha stupiti; invece a ben pensarci è solo la dimostrazione che la nostra tesi iniziale è corretta, l'obiettivo è giusto.
Troppo a lungo abbiamo tenuto lo sguardo inclinato verso il basso, ci siamo dimenticati che per costruire il futuro bisogna alzarlo, avere la consapevolezza di ciò che si ha alle spalle, conoscere le difficoltà del momento, ma  pensare al progetto che si vuole realizzare e lavorarci con passione: non da soli, però.

Giorgio Giani

 
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